La Partenza… non necessariamente corredata da un arrivo.

Bene. Come mi sia venuta la malsana idea di creare un blog non è dato sapere.

Semplicemente ci sono momenti nella vita in cui riesci ad incasinarti talmente tanto da non sapere più che direzione prendere.

Momenti in cui il caos che ti sommerge è talmente travolgente che i tuoi amici, parenti,conoscenti etc. etc. si tengono alla larga come se tu avessi la peste, salvo regalarti sorrisi stiracchiati e frasi a mezza bocca del tipo “ma dai, non è come la vedi” o “va bene, si risolverà tutto per il meglio” per poi tornare a  raccontarti del loro capo, del marito che esce la sera, del figlio che non sparecchia la tavola e di mille altri problemi esistenziali di massima importanza. Tu vorresti solo guardarli e metterti ad urlare che a te non te ne frega niente della ginecologa che consiglia l’acido folico o dell’amico-dell’amico-dell’amico che aspetta un figlio da una che non conosce. Vorresti solo dire che non sai bene cosa stai facendo della tua vita, che attraversi uno di quei momenti dell’esistenza in cui ti sembra (ma proprio sei convinta, metteresti la mano sul fuoco che questa è la verità assoluta) di avere sbagliato tutto e di non averci capito un fico secco di tutti i 34 anni di esistenza che ti è stato dato in sorte il beneficio di vivere.

Quindi… o sei tu che hai impostato tutti i tuoi rapporti ponendoti nel ruolo di pungiball (e quindi è impensabile che sia tu quella che adesso ha bisogno di tirare qualche pugno senza guantoni solo per il gusto di urlare) o hai riempito la tua vita di persone che non hanno nemmeno idea di quello che ti attraversa l’anima.

Poi, in fondo, non è nemmeno colpa loro. Solo che stare accanto ad una persona totalmente persa destabilizza, non sai che pesci prendere e ti dai alla fuga. Che poi, da che mondo è mondo, l’uomo è codardo e la fuga è insita in ognuno di noi. Figurarsi se si ha voglia di sobbarcarsi le paturnie di un’altro.

Come la metti, la metti: sei nella merda e nessuno arriverà a tirartene fuori.

Quindi, almeno, fatemi scrivere. Poi mi è sempre piaciuto, basta solo riversare le parole dalla moleskine alla pagina virtuale. Certo mancano le sensazioni tattili della carta e della penna che si incontrano… ma forse qualcuno che legge oltre la sottoscritta potrà compensarle.

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