“Stay and Play” vs “Scoop and Run”

Sotto ogni aspetto della mia vita questo pantano che mi sta ingoiando sembra non volersi arrendere.

Visto che trovo difficile trovare qualcuno disposto a lanciarmi la famosa liana per uscire dalle sabbie mobili, qui occorre darsi una mossa e trovare una soluzione.

Ed ecco, quindi, l’amletico dilemma: “stay and play” o “scoop and run”?

Mutuate dal mio linguaggio lavorativo queste due espressioni mi sembrano particolarmente adatte a descrivere il mio stato d’animo attuale.

In sostanza non so cosa fare.

Resto e lotto con le unghie e con i denti per trovare un posticino per me in questo piccolo mondo capriccioso? Oppure mi dò alla fuga, taglio netto e via si ricomincia con nuove carte in mano?

Analizzando la questione non è facile trovare la giusta direzione.

Per natura io sono una da” stay and play”. Insomma mollare l’osso, dargliela vinta, arrendersi al sistema non è mai stato nelle mie corde. Solitamente io sono più una da :”rimbocchiamoci le mani e mettiamoci una pezza” o, quantomeno, da “con la mia pelle non ce la fai una canoa”.

Questo atteggiamento non sempre ha pagato, ahimè devo ammetterlo.

Molto spesso mi ritrovo, tipo Don Chisciotte, a lottare contro i mulini a vento e quasi sempre mi ritrovo con le ossa rotte e un pugno di mosche in mano. Però con la coscienza in ordine, potendo guardarmi allo specchio ogni sera senza sputarmi in faccia. Inoltre ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno guardato con benevolenza questo mio modo di fronteggiare la vita, che mi hanno donato il loro rispetto ed il loro appoggio. Certo, non farò mai carriera e mi tocca scontare ogni alzata di testa, ma la mia equipe si fida di me e mi supporta. E poi volete mettere la soddisfazione di non sputarsi in faccia davanti allo specchio?!?

“Però… nella vita c’è sempre un però, un cielo che si scontra col mare”.

Ci sono situazioni in cui qualunque persona dotata di un briciolo di buon senso e raziocinio ammetterebbe l’impossibilità della lotta.

Le forze in campo sono troppo squilibrate e la truppa che ci supporta troppo scalcagnata e dispersiva. La cosa più sensata sarebbe tirare i remi in barca e rendere l’onore delle armi.

Ché non si può sempre perdere lottando, a volte bisogna arrendersi ed abbassare la testa davanti al vincitore. Il fatto che costui primeggi non per superiorità di intelletto, ma per sporchi magheggi non cambia la sostanza delle cose.

Eppure è proprio quello che mi impedisce di dichiarare la disfatta e battere in ritirata. E’ un gioco troppo sporco per lasciarlo passare senza lottare fino alla fine.

Insomma: chiaramente la strategia dello “scoop and run” sarebbe quella vincente, ma qualcosa mi dice che resterò a giocare… fino a cadere crivellata di colpi.

 
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