Il giardino perduto

Se c’è una cosa che mi rilassa è andare al vivaio.

In genere sono un orso e sono anche un “po’” misantropa. Odio i posti affollati, detesto i centri commerciali e non parliamo dei supermercati (motivo per il quale, a casa mia, non c’è mai niente da mangiare e il frigorifero piange miseria perennemente con i fornelli vestiti a lutto).

Però il vivaio no. Il vivaio fa eccezione. 

E allora in una rara domenica mattina libera, sola e con mille cose da fare prendo e vado al vivaio. E se c’è gente (ché tanto, sotto Natale, la gente la trovi anche nel bagno di casa tua) stranamente non importa.

Giro nelle serre, mi perdo nelle foreste di piante tropicali, adoro osservare i cactus dai mille volti e le succulente graziose, osservo le mani sporche di terra e con i geloni dei gestori. Perdo del tempo a vedere come lavorano, ad osservarli mentre compongono variopinti vasi di piante diverse (stupendomi sempre della loro capacità di far sopravvivere insieme specie dalle esigenze tanto differenti).

Amo i tipi di terra ed i concimi ad hoc, i portavasi finto stile francese e le orchidee preziose.

Solitamente esco con grandi quantità di vegetali vari che colonizzano la mia piccola casa, neanche fossi il padrone del giardino di Versailles.

Penso che io avrei potuto fare la vivaista… in fondo è sempre un modo di prendersi cura di esseri viventi. Solo con molta più filosofia e decisamente meno adrenalina.

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