Aver lasciato le tue rose bianche a un matrimonio albanese

Ho fatto mille cose.

Non ne ho fatta nessuna.

In attesa di una telefonata che non arriva

“Pronto?”
“Ciao… come stai?”

Come sto è una domanda a cui non so rispondere. Occorre un diversivo, una via di fuga. Perché non vengano fuori il fiele e la malinconia, l’attesa e la noia, la paura e l’incostanza.

I miei pensieri oscillano come pendoli perduti, da un estremo all’altro nella frazione di pochi attimi.

Chiamami.

Non chiamare, non ho voglia di sentire quello che hai da dire, non ho voglia di ascoltare il suono della tua voce.

Il caso vuole che io non sia capace di assorbire la tua voce in pace. Non sto bene, oddio mi sento le caviglie in catene

In catene. A volte vorrei solo scioglierle e correre via, lontano. Invece continuo a stringerle fino a macerare la pelle, fino a far sanguinare le ossa e maledire il domani.

Intanto il tempo passa e la luce è sempre più grigia ed io continuo a fare cose senza fare, consumando le ore nella stupida attesa del niente.

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2 risposte a "Aver lasciato le tue rose bianche a un matrimonio albanese"

  1. mh. chissà che pure il niente abbia un posto. forse ne occupa persino un paio, qualche volta. e poi, nessun posto, altre.

    non saprei bene come dirlo, ma credo che l’attesa sia in un certo senso essenzialmente vuota, così che aspettare il niente, o solo aspettare è un pò come girare sui due lati la stessa moneta..

    qualcosa di simile; qualche volta, almeno.

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