Racconti_4

Alice

Quando arrivo in sala i chirurghi si stanno già lavando.

Lo vedo entrare col volto mezzo coperto dalla mascherina e sussulto, ma è solo un attimo. Tutta la mia attenzione torna subito alla ragazza, mi concentro su quello che devo fare per cercare di non perderla. Mi preparo ad affrontare un intervento difficile, spero che siano bravi perchè ci vorrà tutta la nostra capacità per portarla fuori di qui.

Passano le ore come fossero minuti, quando vedo come lavora mi sento più tranquilla. Lui sa cosa deve fare, io so cosa devo fare: se esiste una possibilità di venirne fuori abbiamo gli strumenti per farlo… al contrario della nostra relazione.

 

Sono stanca, ancora scosse di adrenalina mi passano per tutto il corpo elettrificandolo.

Il mio turno è finito, ho affidato la ragazza alla collega che viene a fare notte. E’ brava, mi fido di lei come di me stessa… forse di più. Se c’è qualcuno che può combattere per la ragazza è lei.

Mi accendo una sigaretta, anche se ho smesso di fumare. Dall’alto, sulla terrazza che sovrasta il grande rettangolo di cemento che è questo ospedale, si vede tutta la città immersa nel buio e sfavillante di luci. Mi piace venire qui,  mi aiuta a recuperare equilibrio tra il delirio di lavoro che ho scelto e la realtà della mia esistenza. Fa un po’ freddo, l’autunno sta arrivando, rabbrividisco per il vento leggero che tira così in alto.

Non lo sento arrivare.

 

Adriano

L’ho vista subito entrando, mentre mi infilavano i guanti. Lei non mi ha nemmeno guardato. E’ brava e sicura di sé, è sempre molto bella.

Non so per quale motivo, pur essendo passati tanti anni, vederla mi fa sempre un certo effetto. Mi fa paura anche solo pensarci, mi tira fuori dal mio guscio infrangibile e sicuro. La vita è troppo dolorosa, meglio non vivere e lasciare che il tempo trascorra senza tumulti. Però, quando mi capita di incontrarla, vengo assalito dai dubbi.

Mi sono chiesto se sono malato, depressione maggiore o chissà cosa altro. Devo ottundermi per non sentire male. Lei mi impedisce di spegnermi, continua a farlo nel tempo e nello spazio che metto tra noi due. Il caso continua a ripropormela davanti, quasi volesse prendersi gioco di me.

Alcune volte mi assale il terrore di aver sbagliato tutto, che nessuno voglia prendersi gioco di me, ma che sia un tentativo di salvare la mia vita prima che io riesca ad affondarla del tutto. Se così fosse sarei già molto avanti.

Di solito riesco a dominare i miei pensieri, le mie pulsioni, riesco a rientrare nel gioco delle parti che ho intrapreso senza grosse difficoltà.

A volte è più difficile.

Oggi è più difficile.

La guardo di spalle, mentre fissa la città stesa sotto di noi, sta fumando…. sorrido. Vorrei tornare indietro senza farmi nemmeno notare; le mie gambe invece vanno avanti, trascinate dalla forza magnetica che, da sempre, mi spinge contro di lei.

 

Giada

Non sento niente, non vedo niente, non provo niente.

E’ come galleggiare.

Mi sembra di avere gli occhi chiusi, ma poi mi rendo conto che non sento nemmeno i miei occhi. In questa assenza di gravità non ho pensieri. Non mi chiedo cosa stia accadendo, non mi sembra di avere paura o di provare chissà quale sentimento… da un lato è come se potessi riposare la mia anima dai dolori e dagli affanni che devono averle pesato addosso per tanto tempo. So che ci sono stati, non so più per quale motivo o cosa fossero.

Galleggio nel buio denso e vischioso.

Non devo nemmeno respirare.

Non devo fare niente.

Non.

 

Novella

La guardo.

Il torace viene sollevato regolarmente dal ventilatore meccanico, i drenaggi riforniscono ancora aria. Il sangue scende lento, una goccia dopo l’altra, nel deflussore. La pressione sta su per miracolo.

La guardo.

Mi capita di rado, ma stasera non vedo una paziente. Vedo una ragazza, giovane, bella. Un corpo tonico e muscoloso, fatto per muoversi e non per stare steso immobile dentro un letto, riempito di tubi, coperto da un lenzuolo. Mi hanno detto che è una ballerina. Mi chiedo se tornerà mai a ballare e mi rispondo di no, con tutta probabilità. Il bacino è rotto, alcune vertebre anche. 

La guardo.

E’ bella ed è uno spreco. Penso che la mia giornata sia stata troppo faticosa, non riesco a distaccarmi, mi sento invadere da una tristezza infinita. Vorrei stringerle la mano e dirle di aprire gli occhi. 

La guardo, segno delle aggiunte alla terapia, controllo ancora che non sanguini dai drenaggi, passo oltre.

 

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