Racconti_6

Alice

Mi allontano e mi sembra di sentire il suo sguardo addosso, i suoi occhi di foglia che mi trattengono mentre cerco di fuggire via. Vorrei voltarmi, corrergli addosso e stringerlo, fare l’amore, ricominciare da dove abbiamo smesso…. invece muovo un passo dietro l’altro, più in fretta che posso, misuro la distanza che mi separa dalla porta dietro la quale sarò in salvo.

Afferro la maniglia e mi butto dentro, chiudo la pesante porta di ferro alle mie spalle e mi ci appoggio con tutto il mio peso.

D’un tratto le gambe non hanno più quella forza erculea che mi ha permesso di arrivare fin qua, contro la mia volontà profonda, d’un tratto le sento cedere e scivolo lentamente contro il freddo acciaio della porta.

E inizio a piangere.

 

Adriano

Stringo forte la balaustra con le mani, il freddo del ferro mi passa nelle ossa e mi irrigidisce.

Avrei voluto cosa? Mi sembra di non riuscire a riprendere il controllo. Penso alla donna che ho sposato, a quel figlio che mi arriverà senza che io lo volessi, al grigio fumo che avvolge le mie giornate, alla donna che amo e che ho lasciato andare come sabbia tra le dita.

Penso alle pieghe del tempo che mi avvolgono in spirali sempre più strette, fino a togliermi il respiro, fino a rendere impossibile la via del ritorno.

Piango.

 

Giada

D’un tratto non sento più nulla.

Prima sentivo come delle voci, qualcosa di indistinto e di lontano. Una risata, della musica soffusa, una persona che piange, la voce di mia madre che mi chiama da molto lontano… poi non sento più niente.

Ora non sento più niente.

Il buio è diventato più buio.

Un suono lungo acuto.

Silenzio.

 

Novella

L’allarme è suonato alle 5:45: asistolia. Abbiamo iniziato a massaggiarla subito, siamo andati avanti ad oltranza… anche troppo, lo so.

Non mi volevo rassegnare. Non potevo credere che tutta quella vita si perdesse in maniera così sciocca.

Ho perso il distacco, lo so.

Però non sono riuscita a fermarmi, non sono riuscita a rassegnarmi, io non volevo lasciarla andare. Invece lei è andata, scivolata tra le maglie della sua esistenza senza fare rumore, nonostante tutti i nostri insensati sforzi spasmodici.

Ho dichiarato il decesso alle 6:35.

Adesso, mentre guido verso casa, penso a mio figlio che mi aspetta trepidante, a mio marito che farà colazione con me prima di andare a lavoro.

E penso alle mie lacrime di questa notte. Alla mia vita passata, ai miei dubbi, alla mia infelicità.

E, ancora, penso al sapore di un bacio caldo, agli occhi del mio uomo che mi ama, alle mani di mio figlio che mi accarezzano il viso, al caffè con i biscotti e le lenzuola pulite.

Sorrido.

Mi sembra quasi di essere leggera, di essermi liberata di una tenaglia che mi stringeva l’anima e mi impediva di sentirmi libera. Adesso mi sento leggera e sorrido e penso agli uomini della mia vita e credo di non avere commesso errori e di non essermi mai perduta…. solo di essermi concessa il lusso di essere davvero felice.

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