Sono entrata nel locale e mi sono sentita degli occhi puntati addosso. Ho alzato lo sguardo e ho visto te. E non ero sicura che fossi proprio tu: un po’ perché sono cieca e un po’ perché non ti avevo mai vista prima. Però l’ho capito subito chi tu fossi e tu hai capito subito chi fossi io. Ti ho dato le spalle e sentivo i tuoi occhi sopra. E avrei voluto andare via, ma anche no. Una parte di me voleva sfatarla questa cosa, voleva smetterla con questi falsi miti e con queste commedie: insomma, bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni, sempre e comunque. E allora sono rimasta, perché era giusto rimanere. Ad un tratto ci siamo trovate faccia a faccia e ci siamo guardate dritto negli occhi. Tu me ed io te. E ho pensato che sei più bella che in fotografia.
Poi dopo, al ristorante, ti giuro che non mi ero accorta che tu ci fossi. Poteva sembrare un pedinamento: tu che entri dentro un locale ed io che ti seguo a ruota, con una latenza di quindici minuti. Però non è così. Semplicemente il caso ha voluto, dopo che per due anni non ci siamo mai sfiorate, metterci davanti per una serata intera.
E sono contenta di essere stata lì con le mie care amiche.
E sono contenta che non mi abbiano detto che anche tu eri lì se non dopo che sei andata via.
E sono contenta di avere mangiato le costolette di agnello con le mani, di essere uscita dopo un’intera giornata di lavoro con il trucco un po’ disfatto e la faccia stanca.
E sono contenta del vino, delle risate e delle chiacchiere ad alta voce.
Così forse hai visto che non sono perfetta. Sono solo una donna, come tante, e avrai potuto denigrarmi poi al telefono con qualcuno per sentirti meglio.
scrivi sempre queste cose incommentabili. e non si può neanche cliccare “mi piace”, perché sono cose che ti mettono quel disagio in pancia che non puoi dire “mi piace”. altrove più ancora che qui. ma è il disagio delle cose vere, dei dolori reali. che sono quelli che, in un certo modo perverso, ci tengono attaccati a questa vita così com’è. e che è per questo che sono belli, a modo loro.
Si, lo sono. O perlomeno sono la vita, gli attimi che viviamo, le situazioni che affrontiamo, le emozioni che proviamo. E non sono sempre tutti belli, anzi. Ché poi quelli belli ci sono, ma chissà perché sono i momenti come questi che ti restano appiccicati addosso e che ti portano a scrivere. Forse perché i momenti belli vuoi che ti restino addosso, di quelli brutti invece vorresti liberarti. Allora li butti fuori, sperando serva ad allontanarli da te. Invece restano lì, impressi sulla pelle e sui fogli di carta, più tangibili e veri del vero.
credo che in qualche modo, continui.
non so ho come la sensazione che ci sia tre puntini, sul finale.
ma non è una còsa brutta.
è come una còsa che scorre.
Si, credo anche io che sia qualcosa che non ha ancora trovato un epilogo. Uno giusto intendo, uno degno. Perché per quanto assurdo così è anche troppo facile. Le cose scorrono e passano, ma impiegano un tempo per transitare e trascinano con loro qualcosa. Sempre. Detriti. Forse sarebbe giusto se ci fossero tre puntini alla fine.
Mi piace molto… bella e insostenibile la fatica che racconti.
grazie: per il bel commento e per essere passato di qua!