Il Processo

Testa vuota.

Incapace di perdonarti. Incapace di avere un minimo di clemenza nei tuoi riguardi.

Perché se fallisci, se solo sei al di sotto delle tue aspettative, se metti un piede in fallo ecco: parte il processo alle intenzioni e nella testa bacata iniziano le arringhe accusatorie.

La difesa affidata ad un giovane ed inesperto avvocato d’ufficio, con gli occhiali spessi ed i capelli pettinati da un lato, la giacca troppo grande e le parole troppo incerte. Trema come una foglia e balbetta con voce fioca. Volendo avrebbe argomenti da spendere, avrebbe ragioni da fare valere ma non ha l’autorità né la competenza necessarie. Allora è chiaro che perda già in partenza.

Processo sommario e pena inflitta.

Nessuno sconto. Nessuna attenuante.

Solo la testa vuota e le lacrime sul davanzale degli occhi.

 

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5 risposte a "Il Processo"

  1. szandri ha detto:

    Ma perchè non si riesce ad essere accomodanti nei confronti di se stessi, mi domando? Non dico teneri, ma comprensivi. Obiettivi, direbbe qualcuno. Se lo chiede un’altra esperta del processo sommario, la sottoscritta.

  2. Crodino Uan Kenobi ha detto:

    E’ un po’ che ti seguo e posso dire quanto segue di te:

    Mitomane
    Portatrice sana di emozioni che devasterebbero la metà degli uomini non vaccinata
    Iper sensibile (in quanto mitomane)
    Dolce ma non troppo (meglio non sempre)
    Soffri di una rara malattia di cui non ti parlerò perchè al momento stai incazzata a leggere questa cosa….

    tutto questo in realtà era per chiederti

    Mi sposi?

    🙂

    • Cavoli, ricevo una proposta di matrimonio e non sono preparata!!! certo che l’ironia e il tuo nick dovrebbero essere sufficienti a prendere posizione, ma ultimamente faccio fatica anche a decidere cosa mangiare a colazione… figurati tu!! Comunque grazie per l’analisi e per il tempo che spendi a leggermi 🙂

  3. c'holescarpedigomma ha detto:

    Come se non fosse già abbastanza impegnativo, dopo tutti gli sforzi fatti per imparare a rimanere sempre sinceri con sé stessi, ci si trova a sbattere il grugno contro i nostri sinceri errori di valutazione, contro la nostra sincera autocritica, contro i muri delle fogne nelle quali sinceramente ci chiudiamo a chiave, contro la sincera convinzione di non essere veramente ‘degni’ di qualcosa che non puzzi di fogna.
    Mi spiace di dover prendere in giro una cosa bella e importante come la sincerità, ma il fatto è che, come tutte le cose belle e importanti, non sempre viene presa per cio che è, quindi fa presto a diventare pericolosa. A forza di fare i sinceri a tutti i costi si rischia di diventare ipercritici, non ci si concede nessuno sconto e si finisce col perdere il senso della realtà.
    Una persona ipercritica non finisce mai di trovare cose da migliorare, il che è un bene, ma a lungo andare perde completamente la capacità di valutare le cose in modo imparziale e obiettivo. Perché c’è sempre un’idea chiara e (quasi) perfetta riguardo a dove si vuole arrivare, ed è sempre un’idea che ci facciamo prima di partire. Quando poi si parte e si confronta la realtà con l’idea, ogni minima discrepanza tra le due immagini diventa un’attestazione di incapacità, un verdetto di colpevolezza, un dito puntato contro.
    C’è una storia in cui il protagonista, un macchinista polacco, viene costretto a lavorare sui treni tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Un giorno, la locomotiva smette di funzionare. Il tenente delle ss gli intima di far ripartire il convoglio entro mezz’ora, pena la morte, ma il guasto sembra grave. Col cacciavite in mano, resosi conto dell’impossibilità di riparare alcunché, inizia a desiderare che tutto possa risolversi con un solo giro di vite, pensa a quanto dolore si risparmierebbe se ci fosse solo una singola vite fuori posto, e lo pensa e lo desidera così ardentemente che alla fine accade davvero: l’occhio gli cade su una vitarella appena un po’ svitata, nulla da cui possa dipendere il guasto…ma lui, fiducioso, la stringe, e per magia la locomotiva riparte.
    Noi poveri sfigati, che non siamo protagonisti di una storia ma solo di una vita, dobbiamo spesso arrenderci all’evidenza di trovarci di fronte ad un guasto che non si può riparare, ad un malfunzionamento inevitabile, e se anche un tenente dovesse mandarci a morire per questo, dovremmo ricordare che non siamo colpevoli di non aver trovato la vite, perché questa esisteva solo nella nostra idea perfetta, sincera e onestissima.

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