L’Equilibrio

Maurizio voleva imparare ad andare in bici, ma la bicicletta dei grandi, quella senza le rotelle.

Se l’era fatta prestare dal suo amico grande e l’aveva inforcata con coraggio e il cuore che batteva forte.

Però quella discesa era troppo pendente, troppi quei sassi sulla stradina sterrata, troppe montagne intorno a lui e così era caduto.

Si era ritrovato con la faccia nella polvere e un male nella testa e nella manina scritta con i pennarelli verdi. E adesso sentiva la voce del papà che diceva che non si può imparare l’equilibrio andando in discesa.

Maurizio ha quattro anni. Quando lo trovo io ha occhi spaventati e lucidi da cucciolo che vuole scappare, le pupille dilatate, l’ematoma sulla fronte che testimonia l’impatto con il terreno, violaceo e gonfio. E’ già immobilizzato, mi avvicino a lui e sorrido mentre mettiamo un collare per tenere fermo il collo. E lo vedo che ha paura. E le vedo quelle lacrime che cerca di respingere dal bordo degli occhi, tra le ciglia. Penso che si vede che è un bambino di montagna, che è cresciuto in quel paesaggio aspro e bello, isolato, abituato a correre tra i boschi senza la paura di cadere. Lo vedo che è coraggioso mentre facciamo quello che dobbiamo. Gli spiego tutto, dove lo tocco perché lo faccio, gli sorrido e poi gli racconto che la coperta termica con la quale lo stiamo avvolgendo è un mantello da supereroe, così quando in volo non potremo parlare perché c’è troppo rumore lui potrà semplicemente muovere il mantello ed io saprò cosa sta succedendo. Lui segue tutto, fa quello che diciamo, non si muove e parla poco per evitare di crollare. In volo ogni tanto chiude gli occhi dalle ciglia lunghe. Arriviamo. Gli dico “vedi, questo è il tetto del mondo. Ora me lo fai un sorriso?”. Lo lascio ai colleghi del pronto soccorso, mi guarda spaventato “Ma adesso te ne vai?” e le lacrime, finalmente, iniziano a scendere.

Io sorrido tiro fuori una copertina ripiegata, gliela porgo “Guarda, ti lascio un mantello da supereroe nuovo perché hai il coraggio per indossarlo. Lo vuoi?” Lui mi sorride di un sorriso grande e sincero. Gli do un bacio sulla fronte. Vado via. Penso che è bello imparare l’equilibrio andando in discesa.

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6 risposte a "L’Equilibrio"

  1. a volte vorrei che fossimo tutti bambini, che rimanessimo capaci di innamorarci in un istante di chi ci ha regalato un mantello da supereroe, tanto da piangere quando se ne va, capaci di sorridere un sorriso grande e sincero ANCHE SE se ne va. la vita sarebbe migliore.
    quando parli del tuo lavoro emozioni, e per farlo significa che TU ti emozioni nel tuo lavoro. mi conforta sapere che c’è ancora chi lo fa.

    • Ciao Swann, perdona il ritardo della mia risposta. La vita sarebbe davvero migliore se avessimo ancora il coraggio di noi stessi, il coraggio di lanciarci in discesa, il coraggio di innamorarci in ogni momento di cose piccole e apparentemente banali ma che in quel preciso istante ci regalano qualcosa. Se avessimo ancora il coraggio dei sogni. Se riuscissimo ad emozionarci per quello che facciamo. Se ci innamorassimo di quello che facciamo. Come dici tu, che ti innamori del microscopico, della piega di un sorriso, dell’angolo di uno sguardo, dell’inclinazione di una spalla. Il miracolo sarebbe poi tenerla viva quella fiammella, continuare nella ripetizione dei gesti. “quando ero piccolo mi innamoravo di tutto”.
      Sono felice se sono riuscita a comunicarti qualcosa di quello che provo io, ogni giorno, nel mio lavoro. E’ bello quello che mi hai scritto, grazie.

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