L’AmorEnonEsistE

Mi guardo intorno e vedo.

Uomini e donne, trincerati dietro le loro convenzioni. Pensieri rigidi, senza possibilità di appello. La cecità più profonda di quella degli occhi, la cecità dell’anima.

E vedo.

Coppie che parlano senza comunicare, incapaci di darsi ascolto, incapaci di provare a comprendere, incapaci di abbandonare le proprie convinzioni per aprire la mente ai bisogni dell’altro.

Non riescono a sentire l’altro, sono schiacciate dal peso dei loro rancori, dell’astio cresciuto in vent’anni di vita insieme, “dal muro di parole che hanno eretto e che resta tra loro rovinando tutto”.

Mi chiedo dove sia finito l’ essere in due, la capacità di condivisione, la forza di non essere soli.

Restano attaccati a qualcosa che non esiste, ad un concetto di amore che non corrisponde ad un innalzamento dell’anima ma solo al rispetto di qualcosa di imposto, “un comodo rimedio alla paura di non essere capaci di rimanere soli”.  Non esiste più “io e te”, anime perse e sole nelle loro coppie socialmente perfette, nelle loro famiglie del mulino bianco.

E si perde il senso profondo, si perde l’idea di fondo, ci perdiamo noi.

https://www.youtube.com/watch?v=-umMDLbqtWs

 

 

 

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4 risposte a "L’AmorEnonEsistE"

    • Si, probabilmente è vero. Avere un progetto comune aiuta, forse è l’unica chiave che possa davvero unire due persone. Però basta Max? Forse anche un progetto importante, come figli o famiglia, può non essere sufficiente se lasciamo che l’IO diventi il senso di ogni discorso, se dimentichiamo l’altro, i suoi bisogni, le sue storie e se l’altro dimentica noi. Allora si può trascinare avanti un progetto, uno qualunque, anche di successo, ma senza più anima. Allora il progetto in comune non ci può salvare.

      • E infatti non parlavo di progetto ma di progettualità. Non è lo specifico progetto ma il metaprogetto che unisce. E nella progettualità si deve necessariamente pensare all’altro perché si ha un progetto comune. Il punto è che la progettualità ti consente, una volta che un progetto è arrivato a compimento, di individuarne un altro su cui concentrarsi. In poche parole stiamo dicendo la stessa cosa, ma io faccio il project manager… 😀
        La famiglia di per sé non può essere considerata un progetto, nel senso che in un ambito familiare ti muovi costruendo cose pian piano. Perdona la banalità degli esempi ma è per linearizzare il ragionamento. Inizialmente pensi a comprare una casa e il progetto comune diventa come pagare il mutuo. Poi fai un figlio e il progetto comune è crescerlo, magari con un fratello o sorella. Ecco il problema può iniziare quando i figli sono grandi. Allora può accadere che questa voglia di fare le cose insieme si esaurisca. E allora diventa un problema. Perché se non hai voglia di condividere i sogni futuri allora è davvero complicato.

      • Hai ragione Max, tu la chiami progettualità io condivisione, ma nella sostanza credo si tratti della stessa cosa. Perché cosa altro può unire una coppia se non la condivisione? È questo il valore aggiunto, quello che ci fa impegnare e sudare per avere un’altra persona nella nostra vita, per condividere un cammino. Come dici sempre tu “il viaggio, non la metà”. Ecco credo che sia la voglia di avere un compagno di viaggio ad unire due persone e a farle sudare per non perdere la mano da stringere durante il cammino. Credo sia imprescindibile dall’essere umano, animale da branco che non è altro! Trovare un complice, uno con cui affrontare le salite e poi ride a crepapelle nelle discese…. Non è cosa da poco. Eppure spesso tutto questo viene rimpiazzato da dogmi imposti, da necessità sociali che ci dicono che per essere felici e completi occorre avere un marito, una casa, una famiglia, dei figli. Allora ci perdiamo, perdiamo il senso profondo. Ci si trova ad affrontare il cammino da soli illudendosi di essere in due. Quanto spesso succede? Quante coppie così conosci? Era questo che mi faceva pensare, questa incapacità di comunicare, la mancanza di condivisione, il restare insieme per la paura di essere soli, la fine di una libera scelta, l’incastro in un sistema precostituito. La paura, ci frega sempre!
        P.S. Scusa la latenza lunga di risposta, giorni convulsi! Ti abbraccio!

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