Di ScHiEnA

Le cicale, dense, sui rami degli alberi. L’ippocastano davanti alla finestra. I fiori già stanchi per il caldo che gli pesa addosso. Un uccellino perduto che si posa sui rami del ficus. L’aria torbida e lattiginosa. Senso di tempo perduto. Idee e mancanza di minuti. Quelli che risuonano sono troppo pochi per fare tutto quello che ti sfreccia nella testa. Cerchi di agguantarne una, di queste idee, ma ti scivola via dalle mani, sguscia, ha consistenza di anguilla. Molli la presa, infastidita da quella sensazione tattile, con una smorfia di disgusto. Ti siedi in attesa che ne passi un’altra. Frustrazione da tempo perduto, sprecato, gettato via nell’aria fosca. A gambe incrociate a chiederti cosa vuoi davvero. E se morissi domani sarei soddisfatta? E stare qui a consumarmi nell’aria torrida, immobile su me stessa, mi piace? E affannarmi per recare sollievo a tutti questi corpi, disfacendo il mio, mi piace? E vivere isolata nel mio isolamento, mi piace? E stare in mezzo ad altri, diversi da me, mi piace? E tempo che sfila, baldanzoso, incurante, ipnotico, militaresco. Impettito e brutto. Sardonico. Vedo solo il suo ghigno, mentre mi volta le spalle.

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