Alla fiera dell’Est.

ok, parliamone.

Perché la sagra del surreale non ha mai fine, e questa è cosa nota, ma a tutto c’è un limite… o forse no?

Capisco tutto, io.

Capisco che uno possa avere le idee confuse, non essere sicuro delle scelte operate, non essere in grado di confrontarsi con se stesso. Però che tu mi lasci in braghe di tela al primo accenno di richiesta di aiuto e poi, a distanza di nemmeno 24 h, mi chiami in lacrime, vittima di una crisi isterica e scosso da singhiozzi manco ti fosse morto il gatto… insomma mi sembra un po’ eccessivo.

Mettiamo pure da parte concetti come dignità o amor proprio, accantoniamo anche parole come coerenza e responsabilità, ma almeno un briciolo di rispetto per l’altro uno dovrebbe sempre essere in grado di dimostrarlo.

Dare per scontato che le proprie necessità siano sempre in prima linea, l’interesse primario della popolazione mondiale, che il proprio dolore sia il fulcro su cui ruota tutto il resto dell’universo dandoci il diritto di chiedere e chiedere e chiedere in continuazione è disarmante per il povero diavolo di turno (io) che si trova a dover dispensare consigli e consolare il proprio carnefice.

Basterebbe, come sempre, un briciolo di buon senso e rispetto per le persone che ci circondano. Ché se pianti uno stiletto nel fianco di una persona, mi sembra quantomeno sfacciato presentarti poi da lei che sanguina piangendo perché non sai se averla accoltellata sia stata la scelta migliore. Potrebbe anche, rispettosamente, mandarti a cagare e non riuscire a comprendere l’entità del tuo disagio interiore, occupata come è a tamponare la ferita nel tentativo di non restare dissanguata.

A volte mi piacerebbe avere questa faccia tosta, riuscire a pretendere sempre qualcosa anche quando sono io la prima a togliere tutto.

Fottuta coerenza, la prossima vita rinasco uomo quarantenne perennemente indeciso e in fuga da ogni responsabilità… oppure gatto.

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2 risposte a "Alla fiera dell’Est."

  1. C'hoLeScarpeDiGomma ha detto:

    Ay…purtroppo no, un po’ di buon senso unito ad un’idea di rispetto non basterebbe ancora. Perché il problema è che le persone, come la gran parte degli esseri viventi, tendono a reiterare i comportamenti che portano ad un benessere di qualsiasi tipo, a qualunque costo. Come topolini sulla levetta del cibo, ci attacchiamo alla calda sicurezza di avere qualcuno su cui scaricare frustrazioni e paure, troppo occupati ad aspettare la confortante ‘botta’ di benessere per fermarci a pensare cosa questo possa comportare per il qualcuno in questione. Non è il buonsenso che presiede a queste meccaniche, ma la legge dell’evoluzione: quanto più ci impegnamo ad aiutare qualcuno, tanto più quel qualcuno diventerà sempre più incapace di rinunciare a ricevere aiuto, e tenderà SEMPRE più ad adagiarsi in quel ruolo (che conosce alla perfezione, che gli fornisce lo stesso, familiare benessere di sempre) piuttosto che ad esaminare le cose con buonsenso, Squadra che vince non si cambia, insomma, e sono i nostri comportamenti a dettare le reazioni degli altri. Purtroppo, persino il rispetto dovuto alle persone che si reputano importanti deve passare attraverso questo tritacarne dell’istinto di sopravvivenza, e quasi sempre ne esce fuori pure lui martoriato, come pure il resto…fortuna che quasi, come diceva l’uomo ragno, non è abbastanza. Lo so che detta così fa un po’ troppo legge della giungla, troppo mors tua vita mea…ma del resto deve pur esserci una ragione se i luoghi comuni.sono comuni!

  2. perché, in fondo, siamo poco più che topi sulla levetta del cibo e la maggior parte delle volte topi ciechi che non vogliono vedere né sentire né… procedono a schiacciare la leva, incuranti di quello che potrebbe accadere se la leva si inceppasse o se smettesse di erogare quel cibo, travolti da un malato istinto di autodistruzione. Le cose su cui contiamo di più sono quelle che tendiamo a dare più per scontate, quelle di cui ci curiamo di meno. Però (nella vita c’è sempre un però, come dice il poeta!) io voglio credere che esistano relazioni e persone e pezzi di cuore che derogano. Persone che davvero staranno sempre lì, non smetteranno mai di dare cibo e la cui presenza non sarà per noi solo motivo di stallo, solo un alibi alle nostre debolezze, solo la coperta di Linus. Alcune relazioni umane sono il nostro porto salvo, quello in cui tornare quando impazza la buriana, quelle in cui trovare conforto, quelle che resteranno sempre nella nostra anima, quelle il cui sguardo soltanto ci potrà far rinsavire e trovare la forza per tornare a guardare il mare, sciogliere le vele e riprendere a navigare. Sono poche, sono rare, ma ce n’è almeno una nelle nostre vite. Quella che non ci fa sentire soli.

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